ricordiamo con emozione la vittoria di Stalingrado
Cari compagni e amici, in questi giorni ricordiamo con emozione la vittoria di Stalingrado, svolta decisiva della grande guerra contro il mostro nazi-fascista. Inviamo a tale proposito una poesia del grande poeta cileno Pablo Neruda. Questa poesia venne pubblicata per la prima volta nell’opera “Poesia politica” (1953), e non ha avuto una vasta diffusione nel nostro paese. Scrive Ilya Ehremburg nella sua prefazione: “La grandiosa ode ai combattenti, in alcune parti suonava come un anatema contro gli alleati della Russia Sovietica,che intenzionalmente avevano rinviato l’apertura del secondo fronte. […Neruda] sapeva che dalla sorte di Stalingrado, dalla guerra nella lontana Russia dipendeva il futuro dell’America e della cultura umana. Però egli non scrisse quei versi solo per il gusto di scriverli, tanto per manifestarsi, ma come politico, come uomo libero, come un uomo, infine, la cui voce era ascoltata da tutti i popoli dell’America”. Vi invitiamo inoltre a visitare il nostro sito, contenente tantissimo materiale interessante. Saluti fraterni. Canto a Stalingrado
Nella notte il contadino dorme, ma la mano sveglia, affonda nelle tenebre e chiede all'aurora: Alba, sole del mattino, luce del giorno che viene, dimmi se ancora le mani più pure degli uomini difendono la rocca dell'onore, dimmi aurora, se l'acciaio sulla tua fronte rompe la sua forza, se l'uomo rimane al suo posto, ed il tuono al suo posto, dimmi, chiede il contadino, se la terra non ode come cade il sangue degli eroi arrossati, nell'immensa notte terrestre, dimmi se ancora sopra l'albero sta il cielo, dimmi se ancora risuonano spari a Stalingrado.
E il marinaio in mezzo a mare tremendo scruta le umide costellazioni, e una ne cerca, la rossa stella della città ardente, e scopre nel suo cuore quella stella che brucia, e quella stella d'orgoglio le sue mani vogliono toccare, quella stella di pianto creata dai suoi occhi. Città, stella rossa, dicono il mare e l'uomo, città, chiudi i tuoi raggi, chiudi le tue porte dure, chiudi città il tuo famoso lauro insanguinato, e che la notte tremi con lo splendere cupo dei tuoi occhi dietro un pianeta di spade.
E lo spagnolo ricorda Madrid e dice: sorella, resisti, capitale della gloria, resisti: dal suolo si alza tutto il sangue sparso dalla Spagna, e per la Spagna si solleva nuovamente, e lo spagnolo chiede, già contro il muro delle fucilazioni, se Stalingrado vive; e c'è nel carcere una catena di occhi neri che bucano le pareti col tuo nome e la Spagna si scuote col tuo sangue e i tuoi morti, perché le offristi l'anima tua, Stalingrado, quando partoriva la Spagna eroi come i tuoi.
Conosce la solitudine, la Spagna: come oggi conosci la tua, Stalingrado. La Spagna strappò la terra con le unghie quando Parigi era bella più che mai. La Spagna dissanguava il suo immenso albero di sangue quando Londra, come Pedro Garfias ci racconta, pettinava le sue aiuole, i suoi laghi di cigni.
Oggi di più conosci questo, forte vergine, oggi, Russia, conosci di più la solitudine ed il freddo. Mentre migliaia di obici squartano il tuo cuore, mentre gli scorpioni con crimine e veleno accorrono, Stalingrado, a mordere le tue viscere, New York balla, Londra medita, e io dico "merde" perché il mio cuore non resiste più e i nostri cuori non resistono più, non resistono, in un mondo che lascia morire soli i suoi eroi. Li lasciate soli? Ora verranno per voi. Li lasciate soli? Volete che la vita precipiti alla tomba, e il sorriso degli uomini sia cancellato dalla latrina e dal calvario? Perché non rispondete?
Volete più morti sul fronte dell'Est finché riempiano tutto il vostro cielo? Ma allora non vi resta che l'nferno Già si stanca di piccole prodezze il mondo, dove al Madagascar i generali, con eroismo, uccidono cinquantacinque scimmie.
Il mondo è stanco di congressi autunnali, ancora con un ombrello a presidente. Città, Stalingrado, non possiamo giungere alle tua mura, siamo lontani. Siamo i messicani, siamo gli araucani, siamo i patagoni, siamo i guaranì, siamo gli uruguaiani, siamo i cileni, siamo milioni di uomini. E abbiamo altra gente, per fortuna, nella famiglia, ma non siamo ancora venuti a difenderti, madre. Città, città di fuoco, resisti finché un giorno arriveremo, indiani naufraghi, a toccare le tue muraglie con un bacio di figli che speravano di tornare. Stalingrado, non esiste un Secondo Fronte, però non cadrai anche se il ferro ed il fuoco ti mordono giorno e notte.
Anche se muori non morirai!
Perché gli uomini ora non hanno morte e continuano a lottare anche quando sono caduti, finché la vittoria sarà nelle tue mani, anche se sono stanche, forate e morte, perché altre mani rosse, quando le vostre cadono, semineranno per il mondo le ossa dei tuoi eroi, perché il tuo seme colmi tutta la terra.
Pablo Neruda “Poesia politica, 1953” -- Scintilla Onlus sito web: https://scintillaonlus.weebly.com email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Non versare una quota delle tasse allo Stato, ai padroni o alle chiese. Destina il 5 per mille alla nostra associazione, per lo sviluppo della cultura e della solidarietà proletaria. Non è una tassa in più e non ti costa nulla. Sul CUD, 730 e modello unico firma nel riquadro "Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative..." e scrivi il codice fiscale di Scintilla Onlus: 97663780589 Per contributi e donazioni di qualsiasi importo, versate sul c.c.p. n. 001004989958 intestato a Scintilla Onlus, Roma. Bonifici: cod. IBAN IT33P0760103200001004989958 | ||
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